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Semiramide occupa uno dei posti più affascinanti nella memoria del Vicino Oriente antico. Nella tradizione greco-romana diventa una regina guerriera, architetta di meraviglie e fondatrice di città. Nelle iscrizioni assire è, invece, Shammuramat, una donna che esercitò un potere eccezionale in un mondo quasi totalmente maschile. Il confine tra storia e mito, nel suo caso, è la chiave che ha permesso alla sua figura di attraversare secoli e culture fino ad arrivare nel Mediterraneo moderno.
Shammuramat, la donna che lasciò il segno nell’Assiria
Per trovare il volto reale dietro il mito bisogna tornare al IX secolo a.C. Nell’Assiria di Shamši-Adad V compare infatti una regina dal nome chiaramente attestato dalle iscrizioni: Shammuramat, madre del giovane sovrano Adad-nirari III. Dopo la morte del marito, Shammuramat appare accanto al figlio in un ruolo politico evidente. L’iscrizione di Pazarcık parla del confine tra Assiria e Gurgum, stabilito non solo dal re, ma da «Adad-nirari e Sammu-ramat». Si tratta di un fatto unico per il mondo assiro, dove le donne non erano citate in contesti politici o militari.
La sua presenza nelle fonti, infatti, seppur limitata, è straordinaria. Non sappiamo quali opere o campagne abbia realmente promosso; tuttavia, il semplice fatto di essere ricordata in formule ufficiali suggerisce una posizione di influenza rarissima nell’amministrazione dell’impero. Ed è proprio questo vuoto intorno alla sua figura ad aver costituito lo spazio fertile necessario alla sua trasformazione in figura leggendaria.
La Semiramide che affascinò Greci e Romani
Quando il suo nome arriva nel Mediterraneo, attraverso autori come Ctesia di Cnido e Diodoro Siculo, la storia lascia ampiamente spazio alla narrazione. Semiramide, questo il nome greco, smette di essere solo una regina. Diventa bensì una semi-divinità al centro di racconti che uniscono prodigi, genealogie divine e conquiste impossibili. Le leggende la descrivono come figlia della dea Derceto, abbandonata e salvata dalle colombe, destinata a diventare sposa del mitico Nino e regina di un impero sconfinato. La tradizione plasma così per lei un’origine divina, funzionale alla grandezza che le verrà attribuita.

A lei vengono attribuite imprese grandiose: la fondazione o ricostruzione di Babilonia, la costruzione di mura e canali giganteschi, la guida di campagne militari che dall’Armenia arrivano fino all’India, perfino il leggendario tunnel sotto l’Eufrate e un esercito dotato di elefanti finti. È in questa versione che compare l’associazione con i Giardini Pensili di Babilonia, che la tradizione successiva ha reso quasi indissolubile, pur senza alcun fondamento archeologico.
Nessuna fonte mesopotamica collega infatti Semiramide alla costruzione dei giardini, né descrive opere simili riconducibili al suo periodo. L’idea nasce nel mondo greco, dove era comune attribuire ai sovrani più celebri o narrativamente più affascinanti le meraviglie dell’Oriente. Gli studi moderni suggeriscono anzi che, qualora i Giardini Pensili siano realmente esistiti, essi vadano cercati non a Babilonia ma a Ninive. Il periodo sarebbe quello del sovrano assiro Sennacherib, che nelle sue iscrizioni descrive un “giardino montuoso” animato da un complesso sistema idraulico.
La Semiramide dei Greci è un personaggio più grande della storia: rappresenta piuttosto il fascino esercitato dall’Oriente, immaginato come enorme, remoto, irraggiungibile e, allo stesso tempo, irresistibile.
Potere femminile e ambiguità della memoria antica
La fortuna del mito di Semiramide racconta molto sul modo in cui le culture antiche guardavano alle donne che si trovavano ad occupare posizioni di potere. Il racconto greco-romano, infatti, oscilla continuamente tra ammirazione e inquietudine. Da un lato esalta la sua intelligenza e la sua capacità di governo, dall’altro la avvolge in un’aura di eccezionalità che ne attenua la portata storica. Una donna che non può essere raccontata semplicemente come madre del re, ma che deve essere accompagnata da elementi leggendari, eroici o fantastici.
È un processo che coinvolge molte figure femminili orientali nella letteratura greca, spesso trasformate in simboli di una potenza al tempo stesso ammirata e temuta. La metamorfosi da regina reale a figura mitica diventa così il modo attraverso cui l’antichità gestisce la presenza di una donna che eccede gli schemi previsti.
Non si tratta di un caso isolato. Un meccanismo simile riguarda Tomiri, la regina dei Massageti che secondo Erodoto sconfisse Ciro il Grande. Lo stesso schema si ritrova nella figura di Candace d’Etiopia, presentata dagli autori greci e romani come regina potente e misteriosa. In tutti questi casi, la figura storica e reale viene elevata a simbolo: la sua agency non viene negata, ma esaltata e “spiegata” attraverso il mito, l’eccezionalità.
La storia di Semiramide non si ferma all’antichità. Nei secoli successivi diventa figura teatrale e letteraria: protagonista di tragedie francesi e italiane, musa per pittori neoclassici e simbolo ricorrente di un Oriente magnifico e seducente. Dante la colloca nel girone dei lussuriosi della Divina Commedia, trasformandola in esempio di sovrana travolta dal desiderio. Secoli dopo, Pedro Calderón de la Barca ne ribalterà l’immagine, celebrandola invece come una “donna di immenso valore”, capace di governare con intelligenza e coraggio.
Semiramide rimane così un doppio ritratto: da una parte Sammu-ramat, la donna realmente vissuta che seppe imporsi in un contesto politico straordinariamente difficile; dall’altra la sovrana mitica, immagine potente di un Oriente che l’Occidente ha sempre guardato con un misto di fascinazione e meraviglia.
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