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Il Nuovo Mediterraneo

Vino affinato sott’acqua: dalla cantina al mare

Un processo di affinamento del vino unico: lasciato a riposare sott'acqua, le bottiglie diventano un vero e proprio tesoro sottomarino.

Giulia Di Bartolo by Giulia Di Bartolo
9 Aprile 2025
in Attualità, Cucina, Paesi del Mediterraneo
Reading Time: 3 mins read
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Vino affinato sott'acqua

Vino affinato sott'acqua

Contenuti

  • Un’antica intuizione
  • Le caratteristiche dell’affinamento sott’acqua
  • Dalla Spagna all’Italia: le cantine del mare

Il mondo del vino non smette mai di stupire, con la sua incredibile varietà. Negli ultimi anni, una pratica dalle origini antiche, rivisitata in chiave moderna, sta conquistando enologi e appassionati: il vino affinato sott’acqua. Ma cosa rende davvero speciale il vino subacqueo?

Un’antica intuizione

L’idea di utilizzare l’acqua marina nel processo di vinificazione ha radici antiche. Già ai tempi dell’Antica Grecia, i viticoltori dell’Isola di Chio immergevano le uve nel mare per rimuovere la pruina, la patina bianca naturale che le ricopre, favorendone un appassimento più rapido e un’intensificazione aromatica. Anche i Romani credevano che aggiungere acqua di mare alle uve potesse migliorare la qualità e il profilo aromatico del vino.

Oggi, invece di riposare in cantina, le bottiglie vengono immerse negli abissi marini per completare il loro percorso di maturazione, evolvendo in condizioni uniche.

Uno degli eventi che ha acceso l’interesse verso l’affinamento subacqueo è avvenuto nel 2010, quando nei fondali del Mar Baltico, vicino alle isole finlandesi di Aaland, furono ritrovate 168 bottiglie di Champagne tra i resti di una nave affondata nel XIX secolo. Le bottiglie erano originariamente destinate allo zar Pietro il Grande ma, ormai sepolte dal tempo, si erano conservate in modo eccezionale grazie all’assenza di luce, alla temperatura costante e alla pressione marina.

Vino affinato sott'acqua
Vino affinato sott’acqua

Le successive analisi rivelarono che il vino era ancora di altissima qualità, confermando così la capacità delle acque marine di creare condizioni ideali per l’affinamento.

Le caratteristiche dell’affinamento sott’acqua

L’affinamento subacqueo sfrutta tre caratteristiche del mare a suo vantaggio, le stesse che ricreano artificialmente le cantine: la temperatura stabile, l’assenza di luce e la pressione uniforme.

In profondità, la temperatura oscilla intorno ai 12°C, il valore ideale per l’invecchiamento del vino. La luce, invece, può alterare il vino nel tempo: sott’acqua, però, le bottiglie riposano in un ambiente buio, protetto. Inoltre, il mare esercita una pressione costante sulle bottiglie, riducendo la presenza di ossigeno e limitando l’ossidazione, a tutto vantaggio della freschezza e della struttura del vino.

Per gli spumanti metodo classico, il leggero movimento delle correnti marine agisce come un naturale remuage, favorendo la sospensione dei sedimenti senza comprometterne la limpidezza.

Il vino affinato sotto il mare sorprende già all’apertura: si presenta più rotondo, con note marine sottili ma riconoscibili. I rossi diventano più vellutati, i bianchi più intensi e minerali. L’affinamento subacqueo sembra accelerare alcuni processi naturali di maturazione, mantenendo però intatta la freschezza.

Vino affinato sott'acqua

Dalla Spagna all’Italia: le cantine del mare

Il primo paese a credere seriamente nell’affinamento del vino sott’acqua è stata la Spagna, con la Galizia e i Paesi Baschi in prima linea. La cantina più conosciuta è senza dubbio Crusoe Treasure, fondata da un gruppo di imprenditori e scienziati che hanno creato la prima cantina sottomarina artificiale al mondo. Le bottiglie vengono immerse a circa 20 metri di profondità, all’interno di gabbie protettive, per un periodo che va da sei mesi a due anni.

In Italia, il fenomeno si è rapidamente diffuso, con progetti che coinvolgono diverse regioni, tra cui la Sicilia, la Liguria e l’Emilia Romagna. In particolare, la Tenuta del Paguro di Brisighella,  dal 2008 affina Merlot, Sangiovese, Albana e Cabernet nel relitto di una piattaforma petrolifera affondata al largo di Ravenna. Le bottiglie, immerse a 30 metri di profondità per sei-dodici mesi, acquisiscono una maturazione armonica e rotonda. Il vino affinato in mare diventa così un’esperienza esclusiva. Sul fronte scientifico, studi approfondiscono l’effetto della pressione e della micro-ossigenazione sui polifenoli, oltre all’impatto delle correnti sulla struttura dei tannini.

Le bottiglie, quando vengono recuperate, sono rivestite da piccole conchiglie, alghe e incrostazioni naturali: ognuna è un pezzo unico, testimone del tempo passato sotto le onde. Un vero e proprio tesoro sottomarino!

 

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