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Maria Montessori: una donna avanguardista!

L'innovativo metodo Montessori: l'incredibile eredità di una donna che ha lasciato il segno nell'educazione dei bambini in tutto il mondo.

Ginevra Amato by Ginevra Amato
9 Aprile 2025
in Eccellenze
Reading Time: 6 mins read
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Maria Montessori: una donna avanguardista!

Contenuti

  • I primi anni di Maria Montessori
  • La nascita delle “case dei bambini”
  • Detentore di conoscenza o guida per gli alunni?
  • La nascita del “Metodo Montessori”
  • Un metodo per molti continenti
  • Il metodo di Maria Montessori e gli studi accademici

154 anni fa, il 31 agosto del 1870, nasce Maria Tecla Artemisia Montessori, comunemente conosciuta come Maria Montessori. Volto della banconota delle mille lire dal 1990 fino al 2002 ed eletta, nel 1913, donna più interessante d’Europa dal New York Tribune, fu creatrice di un metodo educativo rivoluzionario, utilizzato ancora oggi. Ripercorriamo insieme la storia di questa donna “avanguardista”, il cui metodo è oggi seguito da più di 2800 scuole al mondo.

I primi anni di Maria Montessori

Nata da una famiglia benestante e colta, la pedagogista vive la sua infanzia fra Firenze e Roma a causa del lavoro del padre Alessandro, funzionario presso il Ministero delle Finanze.

Sin da giovane Maria Montessori mostrò un forte interesse per gli studi scientifici, campo inusuale per le donne dell’epoca. Grazie all’appoggio dei suoi genitori, riesce a superare una serie di difficoltà e resistenze sociali, si iscrive alla facoltà di medicina a Roma laureandosi nel 1896 e diventando così la terza donna in Italia laureata in questo settore.

Completa gli studi specializzandosi in neuropsichiatria dove lavora con bambini affetti da disabilità mentali. Iniziò a elaborare un progetto educativo che mirava all’apprendimento di nozioni base come scrivere e leggere, spazzando via lo scetticismo dei suoi colleghi quando i bambini riuscirono non solo a migliorare la loro condizione sociale, ma anche a superare l’esame di licenza elementare.

Maria Montessori rimase profondamente stupita da questa esperienza, che fece nascere in lei la consapevolezza di dover creare un metodo educativo per permettere ai bambini “frenastenici”, bambini impossibilitati ad apprendere e confinati in un istituto di accoglienza, di riuscire a relazionarsi con il mondo che li circondava.

La nascita delle “case dei bambini”

Nei primi anni del ‘900 Maria Montessori studiò filosofia e insegnò antropologia all’istituto Superiore di Magistero Femminile a Roma. Nello stesso periodo le venne proposto di aprire una scuola per i figli degli operai del quartiere di San Lorenzo, fu così che nel 1907 riuscì ad aprire la prima “Casa dei Bambini” a Roma.

Il modello di questa scuola si diffuse in tutto il mondo in poco tempo. La Montessori provò ad applicare e nello stesso tempo “perfezionare” il metodo didattico che prevedeva l’autonomia e la libertà del bambino. Da quel momento, Maria Montessori divenne una pedagogista di fama internazionale.

Nel 1909 pubblica il libro “Il metodo della pedagogia scientifica applicata all’educazione infantile”, grazie anche ai baroni Franchetti che la sostennero concretamente, difatti l’opera è dedicata proprio a loro. In questo periodo, tenne anche un corso per maestre su quello che era il suo metodo educativo. In seguito a questo corso, la baronessa Franchetti decide di aprire una “case dei bambini” presso “Villa Montesca”.

Detentore di conoscenza o guida per gli alunni?

I decenni fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento furono un periodo d’intensa sperimentazione pedagogica. In questo periodo l’argomento d’interesse più diffuso era “La teoria del modello educativo”, trovando un terreno fertile nell’avanguardia; ciò era dettato dall’interesse dell’alfabetizzazione e della scuola di massa.

L’ipotesi da cui nasceva questo metodo era che il problema dei bambini del manicomio non fosse di natura medica ma pedagogica. I bambini avevano bisogno di essere educati, di giocare, muoversi e non di rimanere bloccati a letto e visitati da medici. Avevano bisogno di maestri e non di freddi osservatori che vedevano in loro solo delle malattie da dover curare o studiare.

Il tutto nasceva dalla concezione che Maria Montessori aveva della pedagogia, una disciplina che mirava a un unico obiettivo etico-morale, ovvero educare alla libertà. Questo metodo poneva al centro dell’attenzione le esigenze dei bambini prevedendo un ambiente preparato e pronto a fornire stimoli che permettevano al bambino di apprendere autonomamente.

L’ambiente, dunque, veniva progettato per consentire al bambino di esplorare, apprendere e sviluppare le proprie abilità in modo autonomo, permettendo di creare un’osservazione attenta, gli spazi erano organizzati in modo che i materiali con cui il bambino doveva interagire erano facilmente accessibili. I materiali di questo metodo erano sensoriali, manipolativi e autosufficienti e permetteva al bambino di poter lavorare in modo indipendente.

Le attività del metodo prevedevano di toccare, muovere, assaggiare, riempire e far rotolare oggetti consentendo così d’imparare tramite l’interazione diretta con l’ambiente. L’insegnante aveva il ruolo di guida e non di detentore di conoscenza. Aveva il compito di osservare e capire le esigenze e gli interessi del bambino individuando quelli che venivano definiti periodi sensibili. Così facendo, l’insegnante poteva creare un metodo di apprendimento cucito addosso alle esigenze di ogni singolo bambino.

Il metodo educativo era al servizio dei bambini e ragazzi, dalla nascita fino ai 18 anni. Infatti, questa pedagogia si basava sull’indipendenza e sulla possibilità di scelta del proprio percorso educativo, entro dei limiti, e sull’avere rispetto per il naturale sviluppo fisico, psicologico e sociale del bambino.

La nascita del “Metodo Montessori”

Il metodo educativo ideato da Maria Montessori ha dimostrato di essere efficace anche nell’istruzione inclusiva, in cui bambini con abilità diverse lavoravano insieme nello stesso ambiente di apprendimento. Questo approccio mirava a fornire un’educazione su misura per ciascun individuo, rispettando le loro differenze e necessità.

L’esigenza di un nuovo metodo educativo nei confronti di un bambino con ritardi cognitivi nasce per contrastare l’educazione severa che veniva imposta. La pedagogista, nel libro “La scoperta del bambino”, sottolineava come l’infante fosse costretto in banchi che non permettevano molti movimenti e come l’insegnamento fosse fondamentalmente nozionistico. È proprio da questo che la Montessori decide di partire: la sua “rivoluzione” parte dal ridimensionare tutto, rendendolo a “misura di bambino”.

Maria Montessori iniziò a sviluppare il suo metodo nel 1897, frequentando i corsi di pedagogia presso l’università di Roma. Nel 1907 aprì “La casa dei bambini” in un edificio popolare di Roma. Il lavoro della pedagogista si basava sull’osservazione e sulla sperimentazione con l’ambiente e con i materiali; questo perché prima di essere una pedagogista la Montessori era pur sempre una scienziata.

I primi a ricevere un’istruzione montessoriana furono i figli della marchesa Romeyene, Gian Antonio, Uguccione e Lodovico Ranieri di Sorbello. I primi due soprattutto fecero da “cavie”, consentendo alla pedagogista di testare il suo metodo. Metodo che una volta finita la sperimentazione venne applicato nella scuola elementare rurale del Pischiello in Umbria, fondata dalla marchesa Ranieri di Sorbello.

Nel 1910, il comune di Passignano chiese ufficialmente di avere la documentazione di oggetti e tutto ciò che la pedagogista usava per applicare il metodo educativo, per l’esposizione universale di Bruxelles. Tuttavia a causa del poco tempo per reperire la documentazione fotografica, ciò non fu possibile. Il tutto fu poi esposto però, in una mostra organizzata per il cinquantesimo anno dell’unità d’Italia dal ministero della pubblica istruzione.

Nel 1911 il metodo Montessori divenne noto anche negli Stati Uniti. Subì un rallentamento per poi arrestarsi a causa di uno scontro con quello che era il metodo educativo americano. Nel 1914, il pedagogista William Heard Kilpatrick pubblicò un opuscolo intitolato “The Montessori system examined”. Si dovette  aspettare il 1960 per rivedere le idee della Montessori in America.

Un metodo per molti continenti

Grazie al suo “metodo”, Maria Montessori viaggiò molto, fondando numerose scuole in Europa, India e America. Nonostante i numerosi impegni, la Montessori continuò a pubblicare nuovi articoli e riuscì a scrivere nuovi libri che andavano ad approfondire e migliorare le sue teorie educative.

Maria Montessori morì il 6 maggio 1952 a Noordwijk, nei Paesi Bassi. La sua eredità continua a vivere nelle scuole che ha fatto costruire in tutto il mondo e nel pensiero educativo che ha lasciato un segno tangibile nella storia moderna. È stata una pioniera la cui straordinaria visione educativa e la sua carriera ha lasciato un segno indelebile sulla storia della psicologia e nel campo dell’educazione in tutto il mondo.

Sulla sua tomba si legge:  “Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo”.

Il metodo di Maria Montessori e gli studi accademici

Il metodo Montessori venne sottoposto a innumerevoli studi scientifici, il cui compito era capire quanto questo metodo fosse efficiente. Nel 1978, venne commissionato uno studio del metodo dal dipartimento all’educazione da parte del governo americano. Gli esiti di questo studio dimostrarono come i bambini con difficoltà riuscissero ad apprendere e questo portò alla costruzione delle “scuole Montessori” in America.

Nel 2006 l’università della Virginia decise di valutare gli effetti del “Metodo Montessori”. Lo studio, intitolato “Evaluating Montessori education”, poneva l’attenzione su diversi aspetti dell’apprendimento su bambini di cinque e dodici anni, evidenziando i migliori risultati in campo cognitivo e sociale nei bambini che frequentavano le scuole Montessori e coloro che non le frequentavano.

Il Metodo Montessori, dunque, è molto più di un semplice modello educativo; è una filosofia di vita. Mette in risalto il rispetto per l’individualità, l’indipendenza e l’apprendimento esperienziale. Le sue applicazioni pratiche spaziano in molti settori, dimostrando la sua flessibilità e la sua capacità di adattarsi a una vasta gamma di contesti.

 

 

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