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Il sultanato delle donne: intrighi e potere alla corte ottomana

Tra il XVI e il XVII secolo, alla corte Ottomana, vi fu un periodo ricco di giochi di potere e di intrighi: il sultanato delle donne.

Maya Rao by Maya Rao
22 Aprile 2024
in Storia
Reading Time: 2 mins read
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Il Sultanato delle Donne.

Roxelana e Solimano, via Wikimedia Commons.

Contenuti

  • L’inizio del sultanato delle donne: Hürrem e Solimano
  • Da Nurbanu a Turhan: la fine di un’epoca

Questo articolo è disponibile anche in: Inglese

Durante il regno di Solimano I, tra il 1520 e il 1566, l’impero Ottomano conobbe uno dei suoi momenti di massimo splendore ed espansione. Si ricorda il sultano anche per i grandi rapporti diplomatici che intrattenne e, soprattutto, per il lavoro di mediazione compiuto per quel che concerne il diritto ottomano, composto da leggi religiose e politiche. Ma negli stessi anni, vi fu l’avvento di quelli che sarebbero poi stati più di 120 anni di intricate trame, intrighi, giochi di potere: quest’epoca è conosciuta con il nome di sultanato delle donne.

L’inizio del sultanato delle donne: Hürrem e Solimano

Poco dopo l’inizio del regno di Solimano il Magnifico, al palazzo Topkapı fece il suo ingresso una giovane dai capelli rossi, destinata a cambiare il corso della storia: Roxelana. Catturata e fatta schiava da banditi tatari, la bellezza della donna colpì il giovane sultano, che cambiò il nome della ragazza in Hürrem (“la gioiosa”).

Il rapporto concubina-regnante si trasformò in breve tempo, rompendo tutte le regole fino a quel momento prestabilite. Hürrem, infatti, diede alla luce ben cinque figli, di cui quattro Şehzades (o “principi”). Fino ad allora, era solamente permesso a ciascuna concubina di avere un solo figlio, interrompendo poi ogni rapporto col regnante.

La donna non divenne solamente Haseki, o “favorita”. Divenne anche la prima concubina ad essere liberata e sposata ufficialmente da un sovrano, divenendo una sua pari. Occupando tale carica, Hürrem Sultana partecipò attivamente alla vita politica e sociale del marito. Divenne sua consigliera e alleata, lavorando allo stesso tempo nel favorire i suoi figli.

Ecco perché, erroneamente, le si attribuisce il suggerimento della messa a morte di Şehzade Mustafa, primo figlio del sultano e suo erede al trono. In età contemporanea, tuttavia, tale accusa è stata ritirata. Sono state ritrovate, infatti, alcune lettere che certificavano, effettivamente, la volontà del figlio di spodestare il padre. La donna, invece, viene ricordata come caritatevole e particolarmente attenta ai più sfortunati: esistono ancora oggi molteplici strutture a lei dedicate.

Da Nurbanu a Turhan: la fine di un’epoca

Alla morte di Solimano fu Selim, figlio del sultano e di Hürrem, a succedervi. Data la rottura delle tradizioni da parte del padre, anche il nuovo sultano prese moglie, sposando l’ex schiava di origini italiane Nurbanu (“regina di luce”). Da allora, diverse donne si alternarono nei giochi di potere dentro e fuori l’harem, ricoprendo varie posizioni: da Haseki dei regnanti a Valide Sultan, madri dei sultani, figure secondarie solamente ai padiscià.

Tra le figure più influenti, si ricorda certamente Kösem, moglie di Ahmed I e reggente sia per il figlio Murad IV che per il figliastro, Osman II. Si ricordi, infine, Turhan Sultana: la donna alla quale si attribuisce, ancora oggi, l’ordine dell’omicidio di Kösem.

Reggente per il figlio, il futuro Mehmed IV, la si ricorda maggiormente per la Yeni Cami, o Moschea della Valide Sultan: la prima Moschea imperiale fatta costruire da una donna. Con la morte di Turhan, nel 1683, si segna indicativamente la fine del sultanato delle donne. Un’epoca certamente fatta di numerose trame, mai del tutto chiarite, delle quali, tuttavia, sono rimaste meravigliose costruzioni, simbolo del potere e dell’influenza delle favorite dei sultani.

 

 

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Classe '97, umanista digitale, appassionata di storia, cultura, costumi e tradizioni. Ogni volta che scrive un articolo, impara sempre qualcosa di nuovo.

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