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Le 4 tradizioni della Pasqua: cattolica, ortodossa, ebraica e pagana

Una festa antica e solenne che unisce tradizioni cristiane, ebraiche e pagane: è la Pasqua, celebrata tra i mesi di marzo e aprile.

Simona Rubino by Simona Rubino
9 Aprile 2025
in Costumi e tradizioni
Reading Time: 4 mins read
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Le 4 tradizioni della Pasqua: cattolica, ortodossa, ebraica e pagana

Fonte: Lubap Creator:Luba Petrusha (Wikimedia Commons); licenza: Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported license.

Contenuti

  • La Pasqua cattolica
  • La Pasqua cristiana ortodossa
  • La Pasqua ebraica
  • La Pasqua pagana

Questo articolo è disponibile anche in: Inglese

La Pasqua è una delle feste più antiche e solenni, sia per il cristianesimo che per l’ebraismo. In passato esisteva anche una versione pagana, dalla quale sono stati copiati e ripresi poi alcuni simboli che riecheggiano tutt’oggi nella tradizione cristiana.

Con un unico termine si indicano, dunque, tradizioni eterogenee, ognuna con le proprie peculiarità e la propria storia. Si darà, quindi, un breve sguardo alle caratteristiche della Pasqua cristiana, divisa in cattolica e ortodossa, per poi esplorare quella ebraica e, infine, pagana.

La Pasqua cattolica

La Pasqua cattolica commemora la resurrezione di Cristo ed è definita festa mobile poiché viene celebrata nella prima domenica successiva al plenilunio dell’Equinozio di Primavera. La cadenza annuale è, dunque, variabile e compresa nel periodo tra il 22 marzo e il 25 aprile. Nel 2024 la data sarà il 31 marzo.

Le origini della Pasqua cristiana sono antiche e si allacciano alla tradizione ebraica, anteriore alla nascita di Cristo, a cominciare da alcuni simboli come: l’agnello, il sangue, la colomba, che nel cristianesimo acquisiscono, però, significati diversi. L’agnello, ad esempio, diventa il simbolo del sacrificio compiuto da Cristo, mentre nella tradizione ebraica esso si ricollega alla liberazione degli ebrei sotto la guida di Mosè dalla schiavitù in Egitto.

Le prime testimonianze sulla Pasqua cristiana risalgono ai secoli II-III d. C., nel corso di una lunga e controversa questione sulla data di celebrazione fra le Chiese d’Oriente e d’Occidente. In Asia, infatti, la Pasqua si celebrava nel giorno della morte di Cristo, il 15 del mese di nisan del calendario ebraico, in giorni della settimana sempre diversi; in Occidente, invece, prevaleva il concetto odierno. Fu il Concilio di Nicea del 325 a stabilire ufficialmente la domenica come giorno di Pasqua in tutta la comunità cristiana.

Colomba pasquale.
Fonte: Nicola (Wikimedia Commons); licenza: https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/deed.en

Oggi alla Pasqua sono collegati molti riti, tra cui l’obbligo della confessione sacramentale da compiersi almeno una volta nel periodo pasquale, ma anche l’usanza di regalarsi uova e quella di consumare agnello e dolci o focacce a foma di colomba.

La Pasqua cristiana ortodossa

Le celebrazioni della Pasqua cristiana ortodossa avvengono anch’esse durante la prima domenica successiva al primo plenilunio di Primavera, come per la Pasqua cattolica. Tuttavia, a differenza di quest’ultima, la Chiesa ortodossa si avvale del calendario giuliano, che si sostituisce a quello gregoriano introdotto da Papa Gregorio XIII nell’anno 1582. Ciò comporta una mancata corrispondenza tra le date delle due “Pasque” cristiane (sebbene possa capitare che coincidano) perché la data di celebrazione per la Chiesa ortodossa è compresa tra il 4 aprile e l’8 maggio. Quest’anno la Pasqua ortodossa cadrà il 5 maggio.

Così come accade nella Pasqua cattolica, anche in quella cristiana ortodossa si celebra la resurrezione di Gesù Cristo. Vi sono, però, importanti differenze. La Settimana Santa, innanzitutto, non comincia con la Domenica delle Palme, familiare ai cattolici, bensì, con la Domenica dei Salici; inoltre, si segue un rigido digiuno durante il quale i fedeli sono tenuti a rinunciare ad alcuni alimenti.

Tra i paesi in cui si celebra la Pasqua ortodossa si annoverano: Cipro, Grecia, Repubblica di Macedonia, Bulgaria, Romania, Libano, Russia, e Ucraina.

Pysanka. Fonte: ukrainianeggcessories.com

Una caratteristica tradizione della Pasqua ortodossa consiste nella preparazione e decorazione delle uova pasquali, che diventano vere e proprie opere d’arte note come pysanka. Comuni tra le popolazioni slave, esse vengono cotte e successivamente colorate con particolari tecniche artistiche a base di colori naturali e cera calda, e vi vengono riprodotti svariati simboli, motivi geometrici e floreali.

In occasione della ricorrenza liturgica è consuetudine anche preparare due dolci: la paskha e il kulich. Il primo ha una forma a tronco di piramide ed è base di formaggio fresco, il tvorok; mentre il secondo è un lievitato, simile a un panettone glassato, contenente uvetta, canditi e mandorle.

Kulich. Fonte: Pexels.

La Pasqua ebraica

La Pasqua ebraica, nota anche come Pesach, commemora la liberazione del popolo ebreo di Israele dalla schiavitù d’Egitto avvenuta oltre 3.000 anni fa. Segna, dunque, il passaggio dalle tenebre alla luce, dall’Egitto alla terra promessa. Si celebra a partire dal quattordicesimo giorno del mese ebraico di nisan, tra marzo e aprile, e dura 8 giorni. Quest’anno sarà dal 22 al 30 aprile.

L’istituzione della Pasqua ebraica risale agli eventi avvenuti tra il 14 e il 15 del mese di nisan nell’anno delle dieci piaghe d’Egitto. Mosè diede ordine alle famiglie ebraiche di immolare un agnello, di mangiarne le carni con pane azzimo e di spargere sulle porte il suo sangue, in modo che, quando Jahvè (il dio degli ebrei) raggiunse quelle case, “passò oltre”, colpendo solo i primogeniti degli Egizi. Gli ebrei furono, così, salvi e poterono compiere, guidati da Mosè, l’esodo dalla terra dei faraoni.

Pesach. Fonte: User:RadRafe~commonswiki, Wikimedia Commons.

La Pasqua ebraica, così come fu codificata, risultava composta di due parti: la prima caratterizzata dalla manducazione dell’agnello pasquale e la seconda dalla festa degli azzimi che si protraeva per una settimana. L’agnello era arrostito e mangiato con erbe amare, in ricordo della vita amara condotta in Egitto, e con pane azzimo (matzah), perché questo non aveva avuto il tempo di lievitare.

Questi restano i cibi principali consumati annualmente per la festa ebraica, la quale non ha solo un significato commemorativo, ma anche sacrificale.

La Pasqua pagana

Della Pasqua pagana, chiamata Ostara, si è già discusso ampiamente in un articolo dedicato (clicca qui per il link). Per questo motivo, si riprenderanno qui solo i caratteri principali.

Si tratta di una delle otto festività che scandiscono lo scorrere dell’anno e celebra la rinascita e la vita, non a caso, durante l’Equinozio di primavera. Nel 2024 essa si è tenuta il 20 di marzo. Le sue radici risalgono alla cultura germanica ed è ancora una festa sentita da alcune correnti del neopaganesimo.

Tra i suoi simboli si ricordano il cero, lasciato ardere per tutta la notte, la lepre e l’uovo, simboli di fertilità e di vita. Molti elementi della Pasqua pagana sono stati inglobati da quella cristiana che ha ripreso, per esempio, gli ultimi due.

Giungendo alla conclusione, si è visto che la Pasqua, sia religiosa che pagana, presenta molteplici sfaccettature. È una festa nata per commemorare eventi chiave del passato, ma anche per celebrare la vita del presente, ed è ricca di simbolismo, di cui sono impregnate anche le tradizioni culinarie pasquali.

 

 

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